21/12/2015, 00:27





 Uno spettro si aggira per il mondo: è lo spettro del senato americano (a maggioranza repubblicana). ...



Uno spettro si aggira per il mondo: è lo spettro del senato americano (a maggioranza repubblicana). Obama, e con lui il ’nord globale’, si è fatto scudo del ’negazionismo’ e dell’insofferenza alla spesa (che non sia militare o a sostegno delle multinazionali) della destra guerrafondaia, razzista e xenofoba statunitense. Non avrebbe potuto (lui, Obama) sottoscrive accordi che mai avrebbero ottenuto un voto favorevole dal suo senato. Non ci sono impegni vincolanti (non nel senso della definizione di meccanismi sanzionatori) nell’Accordo di Parigi della Conferenza delle Parti dell’ONU (COP 21) sui cambiamenti climatici, sottoscritto, dai paesi partecipanti, sabato 12 dicembre al termine di due settimane di lavori. Nel nome di una realpolitik tesa, a parole, a contenere il surriscaldamento globale ben sotto i 2°C e mirando a non oltrepassare la soglia di 1,5°C, si fa affidamento sugli impegni volontari (INDCs, Intended Nationally Determined Contributions) dei singoli paesi. Tali intendimenti, purtroppo, nel loro insieme, porteranno la temperatura globale a un +3°C. Impattando ulteriormente sulle vite ed i mezzi di sussistenza di popoli e territori del sud globale già oggi seriamente minacciati dall’innalzamento dei mari, da alluvioni e siccità. Inutile dire che essi sono i meno responsabili della catastrofe in atto: il 10% della popolazione più ricca del pianeta è responsabile del 50% delle emissioni di gas clima-alteranti, mentre la metà più povera della popolazione mondiale - 3,5 miliardi di persone - ne produce solo il 10%. Responsabilità, giustizia e diritti umani non hanno trovato ostello a Parigi. "L’idea stessa di discutere di compensazioni per le perdite ed i danni (loss and damage) ora o in futuro era proibita. Gli americani ci hanno detto che ciò avrebbe fatto fallire la COP", ha dichiarato Leisha Beardmore, capo delegazione delle Seychelles. "Hanno continuato a dirci: non le menzionate nemmeno". Solo vaghe promesse, quindi, di trasferimenti di risorse e tecnologie, in un tempo a venire, per sostenere l’adattamento ai cambiamenti cimatici dei paesi più poveri. Resta, inoltre, da comprendere come ciò possa verificarsi alla luce del Trattato transatlantico di libero scambio (TTIP) che USA e UE stanno negoziando e che rafforza il potere delle multinazionali (una cessione di sovranità tout court mediante il meccanismo -ISDS- della risoluzione delle controversie Stato/Investitore) e della proprietà intellettuale. E resta ben strano, ai tempi dell’austerità e di tagli di spesa che non si siano posti in discussione i sussidi, 5.300 miliardi di dollari, che i governi garantiscono, in forme più o meno indirette, ai combustibili fossili. O, forse no. Non è strano affatto. Per dirla con Naomi Klein (Una Rivoluzione Ci Salverà): "Non abbiamo intrapreso le azioni necessarie a ridurre le emissioni perché questo sarebbe sostanzialmente in conflitto con il capitalismo deregolamentato, ossia con l’ideologia imperante nel periodo in cui cercavamo di trovare una via d’uscita alla crisi. Siamo bloccati perché le azioni che garantirebbero ottime chance di evitare la catastrofe - e di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza delle persone - rappresentano una minaccia estrema per quell’élite che tiene le redini della nostra economia, del nostro sistema politico e di molti dei nostri media." 



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