25/05/2016, 14:28



Parigi,-86-marzo-2016,-Nuit-debout-e-dintorni


 Il virus della ribellione sta contagiando tutta la Francia. La protesta contro la "Loi travail" (l’equivalente del nostro Jobs Act) del governo sedicente socialista di Francois Hollande sta dilagando in tutto il Paese assumendo forme sempre più radic



Il virus della ribellione sta contagiando tutta la Francia. La protesta contro la "Loi travail" (l’equivalente del nostro Jobs Act) del governo sedicente socialista di Francois Hollande sta dilagando in tutto il Paese assumendo forme sempre più radicali. La CGT (il principale sindacato dei lavoratori) ha proclamato due scioperi generali ravvicinati; da ieri mattina otto raffinerie su otto sono bloccate lasciando a secco migliaia di distributori e milioni di automobilisti (...una boccata d’ossigeno per l’ambiente!); la CGT- RATP il settore dei trasporti - metropolitana e bus -ha indetto uno sciopero ad oltranza a partire dal 2 giugno (conoscendo la natura delle lotte sindacali francesi c’e’ da credere che sarà appunto "oltranzista"). Un’opposizione dunque frontale, estrema verso una legge che limita fortemente i diritti dei lavoratori, precarizza sempre di più e riduce, quando non abolisce ogni forma di protezione sociale (come sta accadendo agli "intermittents di spectacle"). Il governo Valls-Hollande rifiuta ogni dialogo e ogni negoziazione. I lavoratori dell’industria e dei trasporti non sono soli a protestare, anzi in un certo senso sono in ritardo rispetto al grido di rivolta che si è levato in questi ultimi due mesi dalle piazze francesi, le voci delle migliaia di giovani, e meno giovani, di "Nuit debout". Un movimento sociale di ampia portata, critico, creativo, fatto di anime diverse, di "falchi e di "colombe", di ghandiani e di "casseurs", un movimento sicuramente di "gauche" composto da studenti, artisti, precari, ecologisti, libertari, sans papiers ...
Dal 31 marzo Nuit debout sta occupando la place de la République a Parigi a tempo indeterminato, notte e giorno (in realtà si popola dalle 18 in poi e si spegne sul far di giorno quando la polizia sgombera e il movimento rioccupa più tardi). Sono rimasti lì dal 31 marzo in segno di protesta per chiedere il ritiro della legge El Khomri (dal nome del ministro del lavoro promotrice della riforma). Una pratica politica nuova, originale, che ha tuttavia i suoi antecedenti nel movimento spagnolo M-15 degli "Indignados" o in quello turco del "Gezi-Park" ma con tratti suoi peculiari. Cos’è Nuit debout? Chi sono i suoi aderenti? E’una minoranza eteroclita, plurale, non riconducibile all’unità ma che ha una formidabile capacità di fare coesistere modelli culturali e politici diversi: «...allant du poète Aragon à Mère Teresa ou Coluche, en passant par les chanteurs Brassens, Renaud, Bob Marley, Barbara, Léo Ferré, les films Merci Patron! et A la recherche de Vivian Maier, ceux de Ken Loach et de Jean-Luc Godard, le comédien Gérard Depardieu, les essayistes Naomi Klein et Stéphane Hessel, les économistes Adam Smith et Karl Marx, le pédagogue Célestin Freinet, la féministe Christiane Rochefort, les écrivains Guy Debord et Jack London, l’écologue Karl Möbius, l’homme politique Léon Trotsky, le mathématicien Grigori Perelman, les sociologues Pierre Bourdieu et Frédéric Lordon, le journaliste Aymeric Caron, et une multitude d’autres» (dal giornale L’Humanité) Ma, Nuit debout, che da Parigi si è intanto irradiato in altre città francesi, e’ andato al di là dell’opposizione alla "Loi travail", si è prefissato obiettivi più ampi e ambiziosi: si vuole capire se esiste un modello sociale ed economico alternativo a questo attuale, e perciò ha aperto, nella piazza, un cantiere partecipativo libero e democratico di confronto e di elaborazione di nuove idee. Vengono rimessi in discussione gli stessi fondamenti della società occidentale, una società che crea esclusione; che erige barriere, per mare e per terra, lungo i propri sacri confini; che nega un futuro ai giovani e fa invecchiare nelle acciaerie i loro papà. Una società sprecona che avvelena il pianeta; che affama tre quarti d’umanità e che continua a sobillare guerre e terrorismi in vari angoli del pianeta. Istanze etiche e politiche, a ben vedere, che meritano ammirazione o quantomeno un po’ di ascolto.
In questa moderna Agorà che è divenuta Place de la République (già incolpevole e sfortunato luogo di commemorazione delle vittime degli attentati di gennaio e novembre 2015 - Charlie Hebdo e Bataclan) - ci si confronta, si discute, si fanno commissioni, assemblee generali, si elaborano piattaforme di lotta, si organizzano cortei e occupazioni. Il tutto nel segno dell’"orizzontalità" in quanto è bandita ogni forma di leaderismo e ogni adesione partitica. Tutti hanno diritto di parola (esclusi giustamente i razzisti, i sessisti e gli omofobi), il pubblico può disapprovare o meno con curiosi gesti delle mani. Nuit debout, letteralmente "notte in piedi", vegliare all’addiaccio, vigilare perché le trappole dei mestieranti della politica e dei loro giornalisti sono tante; restare ostinatamente svegli per dimostare agli immancabili e sprezzanti detrattori - ["quelli là? ...dei bobò (bourgeois -bohémien), cioè dei privilegiati con la pancia piena, dei miserevoli punkabbestia, studenti falliti, e così via "] che loro fanno sul serio, che sono determinati ad arrivare "jusqu’au bout", fino in fondo. E’ un messaggio per tutti, per la nazione, per la classe politica, per i lavoratori, per gli altri che stanno a guardare, per chi precocemente è sprofondato nel disincanto e nella rassegnazione, ....
Nuit Debout ha avuto l’intuizione di cambiare il calendario: al 31 marzo, giorno d’occupazione di Place de la République, è seguito il 32 e poi il 33 e così via, (oggi 25 maggio è in realtà l’86 marzo), il tempo avanza in modo rettilineo, ha perso ogni circolarità e ripetitività, la nostra percezione ne risulta perciò distorta, frastornata. E’ probabilmente un fatto ricercato, per farci uscire dal nostro torpore pantofolaio e benpensante). Una maniera un po’ puerile secondo taluni (non conterebbe così i giorni un bambino in età pre-scolare se lo lasciassimo fare?), ma con una grande valenza simbolica: i mutamenti di calendari in Francia coincidono con le grandi svolte epocali (uno su tutti, quello del 1793 della Rivoluzione giacobina che per designare i mesi utilizzava il nome di un prodotto della natura o delle influenze celesti: vendemmiaio, brumaio, frimaio, nevoso, piovoso, ventoso, germinale, florile, ecc.).
Vogliamo allora credere, e sperare che all’orizzonte si stia preparando una nuova epoca?


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