29/05/2016, 12:41



Camminando-per-la-mia-città


 Mi piace girare a piedi per le strade e i vicoli della mia città, è un modo lento per guardare e sentire umori, odori e rumori.



Mi piace girare a piedi per le strade e i vicoli della mia città, è un modo lento per guardare e sentire umori, odori e rumori. Odori non sempre piacevoli, odori con retrogusto di stantio e di residui andati a male lasciati lì a marcire. I miei passi lenti mi portano verso il centro storico, nel cuore malato e trascurato di questa città, dove sono nato e cresciuto. È un modo per ritrovarmi e ritrovare radici, senso di appartenenza, condivisione. Quello che vedo negli ultimi tempi non mi piace, sono coltellate al cuore, tutto sta assumendo un senso di precarietà e degrado. 

Più che fare passi lenti nei miei luoghi abituali è una corsa veloce e sfrenata verso un passato fatto di miserie,  povertà ed emarginazione. Mi ritornano davanti agli occhi scene già vissute, situazioni già viste, non è un déjà vu, ma una triste e vergognosa realtà, di tempi passati che sono ritornati con prepotente violenza in questi posti. Non sono tanto i palazzi ’scarrupati’, i cumuli d’immondizia lasciati per giorni interi agli angoli di vicoli e strade, ormai parte integrante del paesaggio in questi luoghi abbandonati a se stessi. Ad impressionare è l’umanità che qui si aggira, si trascina, camminando rasente ai muri antichi e screpolati: malcurata, malnutrita, malvestita. Volti scavati, malati, segnati da una esistenza vissuta cercando di sopravvivere. 

Segni scolpiti da un implacabile scalpello che scava in vite di stenti, grame e sospese. Sospese sul nulla di un baratro senza speranze e prospettive. Tutto sandi prossime tragedie annunciate e di quelle imminenti e quotidiane. Girando a piedi, lentamente, per questi luoghi cari e ricchi di tante cose, si tastano con mano, occhi, naso, e chi ha cuore, anche in quello sarà toccato, le conseguenze di scelte fatte altrove. 

Qui si hanno prove concrete degli effetti di parole e proclami con nomi stranieri, che impattano e privano dell’essenziale parte consistente di nostri concittadini che si sono visti peggiorare le condizioni materiali di vita. 

Qui si ha la traduzione pratica della Spending Review, del Balanced Budget, delle Leggi di Stabilità. Queste parole significano che si è deciso di far fuori, tenere ai margini, una parte di cittadinanza, considerata un peso economico da tagliare via con la scure. Una scure fatta di privazione di dignità, di disoccupazione, di miseria, di emarginazione ed abbandono. 

E allora giù tagli alla sanità, alla scuola, ai trasporti, al lavoro. Questa fascia di società è un peso per il bilancio dello stato. Un peso morto, in quest’ottica di darwinismo sociale, di cui liberarsi quanto prima. Importante è portare il Bilancio in Parità.  L’esistenza trascinata di questi cittadini infastidisce chi ha sostenuto e sostiene queste scelte economiche e politiche, che molti servi sciocchi che si sono succeduti e stanno ancora al governo, pensano di interpretare e applicare senza mai porsi alcun problema sui loro effetti devastanti. 

Devono fare i compiti assegnati. I risultati dei loro compiti stanno in giro per la città, nei nostri quartieri. Sfidano la nostra indifferenza e ignavia contro le ingiustizie subite. È una realtà occultata, nascosta, che va oltre "i panni sporchi si lavano in famiglia" di andreottiana memoria. La stessa società che impone con violenza queste scelte economiche un attimo dopo è pronta ad additare l’inciviltà di questi cittadini. Cittadini da redarguire perché indisciplinati, incapaci di partecipare alla vita civile della comunità, incapaci finanche di fare raccolta differenziata. Di conseguenza la colpa del degrado urbano, dei palazzi che crollano su se stessi verso le cavità sotterranee, degli scarrupamenti, dei cumuli d’immondizia, della evasione scolastica è loro, di questi cittadini. Questo modello sociale genera scarti umani, questo modello è bravo a fare la differenziata degli esseri umani. Bravo a lavarsi le mani additando altri per le proprie responsabilità. 

Girando a piedi per la città si ha modo di toccare e verificare con mano che quello per cui si è combattuto, quello a cui ci si è contrapposti, sostenendo che il prezzo di questa crisi l’avrebbero pagato i più poveri, i più deboli, trova riscontro nei fatti. Girando per la mia città non piego le spalle, non abbasso gli occhi, non mi abbatto. 

Camminando cerco risposte a domande mai fatte da queste persone.


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