29/05/2016, 12:43



Carta-


 Un brigante vero razzia con cupidigia, salvo condividere il prezioso bottino con i compagni.



Un brigante vero razzia con cupidigia, salvo condividere il prezioso bottino con i compagni. E quando la sua aspirazione è sottrarre ai forzieri dell’oblio il tesoro della memoria, grande è la soddisfazione nell’offrire il frutto del suo sforzo a quanti, come lui,  riflettono sul valore e sulla ricchezza delle testimonianze e dei fatti.

Nelle mie scorribande tra persone, ricordi, archivi, libri, m’imbatto sovente in personaggi improbabili, in fatti singolari. Talvolta incrocio storie vere, da raccontare per il loro vigore intrinseco e per la potenza umana che hanno per il presente e per il futuro. 

Devo la scoperta di una cosa, dell’azione che l’ha creata e resa strumento di lotta, e degli uomini che l’hanno realizzata, a uno storico, Franco Pezone, a un libricino che pubblicò nel 1993, e prima ancora a un articolo che scrisse nel 1972. Racconta di un giornale, un foglio di carta, e di alcuni uomini che lo realizzarono. Il giornale si chiamava "Il Proletario" uscì in una ventina di numeri in clandestinità tra il 1942 e il 1943, in piena repressione fascista. Veniva stampato in condizioni di fortuna a Capua, unico giornale del Sud Italia visceralmente avversario della barbarie fascista. 

Tra gli uomini che lo pensarono, lo realizzarono e diffusero rischiando personalmente, fino a subirne conseguenze fisiche e morali, un ferroviere di Afragola. Assieme ad altri, di varie estrazioni politiche e sociali, Aniello Tucci fece di questo pezzo di carta, stampato alla meno peggio, uno strumento di diffusione delle idee antifasciste. 

Un luogo reale attorno al quale si concentrò una resistenza vera, militante e militare, al regime fascista in terra campana. Il Sud di donne e uomini tanto diversi, a volte piegati, anche attraverso queste persone di cui pochi ricordano le ferite, combatté le sue lotte e resistette prima, durante e dopo la guerra. Il Sud lottò per la libertà e il riscatto usando le armi della propria identità e capì, in questi uomini, democratici, socialisti, cattolici, comunisti, cosa fosse veramente il fascismo. Aniello Tucci, Michele Semeraro, Tommaso Tucci, Alberto Iannone e gli altri mostrarono con la loro ’carta’ la ferita inferta dal fascismo alla nostra umanità. 

Schierati già prima di essere costretti a vedere con i propri occhi la follia della guerra e della sopraffazione non aspettarono l’8 settembre per lottare nella loro terra, combattendo la barbarie in ogni modo umanamente possibile.  E’ superfluo che io riassuma, non è necessario che io commenti, è fondamentale che voi sappiate. 

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