29/05/2016, 12:45



Corpi-di-profitto-


 Il mondo si è suicidato. I ricchi hanno messo la corda, i poveri il collo.



Il mondo si è suicidato. I ricchi hanno messo la corda, i poveri il collo. E adesso? Adesso bisogna organizzare il funerale del mondo, parlo del mondo degli umani, le piante e gli animali hanno una meravigliosa salute precaria. Non pensate a un funerale antico: la banda coi clarini, le corone di ferro il prete, il sacrestano, la furia della bara sulle spalle, il fiume nero che sale al cimitero, deposita il sasso della morte e torna a casa.
Il funerale a cui penso può essere lieve, allegro, può durare solo un attimo, potete farlo anche da soli nella vostra testa, l’importante è capire che questo nostro mondo è morto e ce ne vuole un altro che ci possa scarcerare dalla dittatura del denaro, dall’idea del guadagno

(di Franco Arminio)  

C’era una volta la sanità pubblica italiana. Nel suo momentondi massimo splendore i cittadini, con la storica differenza tra Nord e Sud delnPaese, godevano dell’applicazione dell’art. 32 della Costituzione che, è d’uopo ricordarlo, recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. 

La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana." Cosa è successo? Hanno abolito l’art. 32? Pare di no. Non esistono più indigenti in Italia? Chissà come si chiamano ora quelli che non hanno reddito o magari ne hanno, ma sotto i mille euro al mese. Forse sono troppi e la Repubblica non ha sufficiente denaro per garantire la salute a coloro che per i potenti sono marginali. 

Spende, però, quasi un centinaio di  miliardi di euro all’anno, somma equivalente ormai  all’intera spesa sanitaria nazionale, per gli interessi sul debito pubblico, in pratica è sotto usura legalizzata,  oppure dà tanti soldi in appalti di lavori a privati che non migliorano di un pizzico la vita dei cittadini, mentre fanno vivere vite grasse e serene agli amici degli amici, che se ne possono fregare della sanità pubblica allegramente, tanto pensano di potersi pagare la salute. 

Eppure anche quelli che pensano di pagarsi la salute sono corpi di profitto. Non si rendono conto che sono in un meccanismo di noleggio del corpo a tempo variabile, con ricavi invertiti in quanto paga il proprietario del corpo e senza possibilità di riscatto perché nel contratto tacito non è prevista, generalmente, nessuna cura definitiva. 

Chi non può stipulare questo tipo di contratto, il povero, può anche morire a breve, tanto dal suo corpo non si può ricavare nessun denaro. La logica del guadagno è diventata così pervasiva che niente, più niente è immune dal contagio. Acqua, energia, territorio, cultura e corpi umani sono solo fonti di arricchimento. 

E’ scomparsa l’idea che acqua, energia, territorio e cultura sono beni con valore d’uso per la collettività e conta solo il loro valore economico. Così come i corpi umani, una volta dissociati dalle individualità, incutendo o sollecitando la paura della malattiane della morte, sono uno strumento formidabile per rimpolpare le tasche delle multinazionali del farmaco, dei proprietari di laboratori di analisi e di una bella fetta dei cosiddetti medici. 

E’ come andare in giro con la lanterna di Diogene riuscire a trovare un medico che faccia una diagnosi, primo atto della propria professione, dai sintomi che una persona presenta. Ci pensa il softwarenche la tale multinazionale gli ha installato sul PC dello studio gratis, oltre il viaggio conferenza - vacanza: basta immettere i sintomi ed esce la cura, guarda caso i farmaci della stessa multinazionale. 

Oppure bisogna indagare e allora giù analisi a più non posso o esami estenuanti e dannosi, prima un’ecografia, poi la TAC, poi la TAC con contrasto, quindi la PET e dato che cinsono file chilometriche alle ASL o agli ospedali pubblici, per fare prima, ènurgente, meglio rivolgersi ad una struttura privata, sempre convenzionata, pagata cioè con i soldi che dovrebbero servire alla sanità pubblica.

Questa quota, notevole, di medici fa in realtà il mestiere di procacciatore di affari, in proprio quando lavorano essi stessi anche nellentali strutture private, o per conto terzi, loro colleghi che troveranno il modondi rendere la cortesia. Più che di laurea in medicina, sarebbe il caso di parlare di laurea in marketing occulto e terroristico.

Quanti, tra i dottori in medicina hanno tenuto fede al giuramento di Ippocrate? Pochissimi. Li trovi generalmente nelle ASL, oberati di lavoro, non solo quello strettamente attinente alla loro professione, ma anche quello burocratico, perché hanno tagliato i fondi e quindi devono fare tutto loro. 

Sono i medici-eroi, quelli in grado di dirti veramente di cosa soffri, se soffri. Sono quelli che ti visitano senza smancerie di contorno, ma che ti curano, se cura c’è. Sono quelli che non hanno lo studio privato e ti dicono, lasci perdere, se ha bisogno, mi trova qui. Perché sanno fino in fondo che la salute non può essere mischiata con il denaro. 

Curano le persone, non fanno terrorismo, non usano i corpi per arricchirsi oltre ogni ragionevole misura. Quanti, tra gli iscritti alla facoltà di medicina, l’hanno scelta scevri dall’obiettivo di una ricca e comoda professione? E cosa stanno formando i nostri Atenei? 

Quanti esempi di onestà, bravura, dedizione contreranno durante i loro studi? Pochi, pochissimi, perché ogni cosa, quindi anche i percorsi di formazione e studio, tende a rinforzare gli individualismi e gli egoismi, a distruggere tutto ciò che è pubblico, ossia proprietà sociale indivisa. 

E’ evidente che la Sanità pubblica va verso lo smantellamento: con la scusa del debito sono anni e anni che si continuano a tagliare i fondi, si fanno pagare ticket, a volte veramente esosi, alla maggior parte della popolazione, continua come un mantra l’ossessione "privato è bello, efficiente", nonostante ogni volta si sia privatizzato il risultato è stato maggiori costi e peggiori servizi. 

Inserire nel sistema della messa a valore economico, attraverso la privatizzazione, la salute è stato un atto barbaro: ha frantumato la sacralità del corpo, ha reso inumani gli stessi operatori sanitari, nei quali non abbiamo più fiducia perché non si prendono più cura delle nostre sofferenze. A prezzo della completa distruzione della Sanità pubblica, verso cui si procede a passi spediti, e dell’abolizione di fatto dell’art. 32 della Costituzione, noi tutti saremo interamente corpi di profitto. 


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