21/12/2015, 00:27





 



Mi è capitato qualche volta di raccontare a giovani donne episodi e condizioni di vita di meno di cinquant’anni fa, in questo luogo di provincia. Noto la loro sorpresa, la loro incredulità. Non riescono a credere possibile che le loro madri o le loro nonne abbiano dovuto affrontare battaglie durissime per accedere allo studio o al lavoro. Probabilmente la loro totale estraneità alla questione di genere è un altro frutto avvelenato della completa assenza di memoria collettiva, del presente immobile in cui siamo immersi, un tempo che tutto evolve e nulla cambia. Abbiamo, oggi, nei paesi occidentali, le garanzie di una legislazione in tema dei diritti delle donne che segna un divario enorme rispetto a quella di mezzo secolo fa. In Italia è cambiato il diritto di famiglia, è stato introdotto il divorzio, c’è la 194, che non è una legge abortista, come ancora si vuol far credere, ma sancisce l’autodeterminazione in tema di nascite, è garantita la parità di genere in politica. A guardar bene, però, si scopre un guscio vuoto, perché anche nei nostri Paesi, la reale condizione delle donne resta subalterna ad un potere saldamente in mani maschili, un potere che ha forma maschile, escludente, gerarchizzato, intriso di competizione, di spirito guerresco, come se fossimo ancora ai primordi della storia e fosse ancora necessario, per sopravvivere, armarsi. Le stesse donne che occupano posti di potere devono snaturarsi, far propria tale forma maschile se vogliono esserci e contare. Non esiste un potere femminile, almeno non esiste un potere femminile riconosciuto come tale. Si è consumato, nel corso della storia della nostra specie, una sorta di cannibalismo di genere, che opera ancora. Lo dimostra la violenza da sempre esercitata sul genere femminile, da quella di prede di guerra a quella nelle mura domestiche. Lo dimostra la violenza sulla Natura, associata profondamente al femminile, alla sua capacità procreatrice, il piegarla alle proprie ambizioni a costo di distruggerla. Lo dimostra l’identificazione di Dio, il potere massimo, con il principio unico maschile. Lo dimostrano le condizioni di vita della maggioranza delle donne del mondo, del mondo povero, senza alcuna possibilità di vivere un minimo di pienezza di sé. Ho una consapevolezza, che con gli anni si delinea sempre più nitidamente: finché l’umanità non assumerà la propria dualità, il femminile ed il maschile, come norma di vita, la sua storia non conoscerà pace duratura, equilibrio, serenità, progresso. Per le più curiose "Una stanza tutta per sé" di Virginia Wolf: come iniziare a capirci qualcosa.



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