07/10/2016, 12:40



L’Estate-è-finita


 Ci ha accolti subito la pioggia, in un settembre diventato già ottobre che ha spazzato via, forse troppo presto e frettolosamente, una estate a cui abbiamo provato ad aggrapparci per riscaldare i pensieri.



Ci ha accolti subito la pioggia, in un  settembre diventato già ottobre che ha spazzato via, forse troppo presto e frettolosamente, una estate a cui abbiamo provato ad aggrapparci per riscaldare i pensieri.

E mentre l’abbronzatura lascia con infamia goliardica tracce del suo passaggio sulla pelle, a ricordarti il recente e già lontano fasto solare, provi a riflettere su cosa è accaduto in queste poche settimane di pausa, come è cambiato questo paese, cosa dobbiamo abbracciare, dove non è servito ubriacarci per dimenticare.

La ricorderemo come l’estate dei Pokémon go, i mostriciattoli virtuali che sembravano aver invaso il pianeta terrestre, minacciando con la loro "essenza assente", il nostro già labile equilibrio psichico, nonché i rapporti sociali e con l’ambiente circostante. Si sono paventati scenari come quelli immaginati nei fumetti di Dylan Dog: storie di esistenze parallele, cervelli microchippati, operazioni da laboratorio di controllo di massa. Insomma un futuribile presente che lasciava a dir poco inquieti.

Ed invece i Pokémon non sono stati che un’ illusione di svago, un esperimento di gioco, un fenomeno passaggero che ha preso subito a sgonfiarsi, mentre sì altri mostri, reali, in carne ed ossa, continuavano a tirare come sempre e senza pausa, i fili di milioni di burattini, decidendo della vita, della morte, della povertà e delle guerre di intere popolazioni: Pokémon in giacca e cravatta.

Nessuna App creata da multinazionali, è riuscita a salvare però le migliaia di profughi che hanno continuato a morire nel nostro mare. Ancora fantocci inanimati e gonfi, maglie colorate, mani, mani, mani che hanno smesso di chiedere aiuto. Numeri. Quello stesso mare che lambiva coste su cui hanno impazzato balli di gruppo, anguria party, risvegli muscolari: cuffie sui capi, cellulite su cosce finalmente scoperte, sorrisi di rappresentanza e gonfiabili colorati; altre mani che si agitano, ballando. Lo stesso mare, quello della morte e della vita che finge di rincorrere se stessa nella necessità di non sapere, di alzare la musica per non sentire le grida. "Sono solo due settimane di vacanza, vi prego non morite ora!".

Ed Invece sono morti, anche d’estate.  E così, in un alternarsi tra virtuale e reale, in un avvicendarsi mai paritario di notizie effimere attenzionate e virali e tragedie reali, spesso ignorate, siamo andati incontro alla ennesima estate della nostra vita. 
Un Pokémon conteso di nome Higuain, ha lacerato invece "o’ core napulitano". 

Non si ciarlava che del tradimento di un giocatore, e della ferita di una città orgogliosa, unita nell’odio e nella delusione. Un popolo di indignati. Ma i napoletani son fatti così, si sa, sono appassionati! Eppure la stessa passione indignata non si è palesata per la terra dei fuochi che ha continuato ininterrottamente a bruciare. Non per la puzza di spazzatura che, complici le alte temperature, ha invaso case e polmoni: un miasma fetido di rassegnazione e morte. Non per la consapevolezza di essere ostaggio di ingranaggi criminali e mafiosi, della oggettiva difficoltà di cambiare lo stato di cose presente. 

Non indignazione per i roghi dei campi rom, che mani assassine hanno appiccato a dispetto dei santi e dei bambini. Topi costretti alla fuga. Non più uomini, ma topi. Piccoli Pokémon, nati dalla parte sbagliata dei campi, a cui qualcuno ha dato per davvero la caccia. Poi ci abbiamo provato. Abbiamo spento la televisione, i telefoni...la "testa". Abbiamo fatto finta di essere in vacanza, di averne le possibilità economica, di meritarla.

Ci abbiamo provato nonostante l’incubo delle "purghe", delle epurazioni palesatesi nelle fotografie di centinaia di uomini ammassati a torso nudo, ammanettati, costretti a stare a capo chino come bestie prigioniere dopo il tentato golpe in Turchia; nonostante gli operai continuassero a cadere giù da impalcature di fortuna e molti altri si buttassero giù con proposito suicida; ci abbiamo provato nonostante la farsa del fertility day, le polemiche sul Burkini, e l’attesa della "mail di ferragosto" che avrebbe assegnato una destinazione, chissà dove (chissà perché!) a migliaia di insegnanti precari.

Gene Wilder, a questo punto, avrebbe fatto dire al Dr Frankstein, a proposito del nobile lavoro dell’insegnamento: "Che lavoro schifoso!" E Igor gli avrebbe risposto con la celebre battuta: "Potrebbe esser peggio, potrebbe piovere!"  
E poi? E poi, più che la pioggia,  la terra ha tremato, forte, ed un paese si è sbriciolato come un pacco di fette biscottate. Sotto le macerie non i Pokémon ma tante vite spezzate (ancora!) e ciò che rimaneva degli ultimi scampoli di sole delle nostre speranze.
  
E l’estate è davvero finita!



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