04/02/2016, 20:44



Tufo


 Ho militato. La politica per tanto tempo mi ha assorbito visceralmente. Non sono mai stato un rivoluzionario barricadero. Anzi, invidiavo le certezze ’granitiche’ di quanti esercitavano questa nobile arte.



Ho militato. La politica per tanto tempo mi ha assorbito visceralmente. Non sono mai stato un rivoluzionario barricadero. Anzi, invidiavo le certezze ’granitiche’ di quanti esercitavano questa nobile arte. Per quanto mi riguarda certe barricate, che ho anche vissuto, mi mettevano un po’ a disagio. Non erano certo il luogo del dubbio. La mia militanza, invece, era una militanza del dubbio, molto più ancorata alla mia terra. Terra senza certezze. E per terra intendo proprio la fisicità dei miei luoghi.

Non era granito, era tufo. Perché del granito non mi piace la freddezza e nemmeno l’eccessiva durezza che lo rende difficile da modellare. Il tufo invece è resistente, solido, ma si modella. Si scava, si forma, assorbe, cambia e sostiene. 
C’è, tra le tante, una chiesa rupestre a Matera che mi ha colpito: Santa Maria della Palomba. Metà, a sinistra dell’ingresso, è costruita, metà, a destra, è scavata completamente nel tufo, appunto. 
Su quest’ultima parete anche le statue sono state ricavate dal pieno, formate scavando nella pietra, non collocate. E’ la sostanza che rimane a rivelare la forma. Ecco perché sono uomo di tufo. Perché le forme cambiano, la materia no. Perché le idee evolvono, i valori no. Sono l’immutata intima materia.
04/02/2016, 20:38



Dall’Italicus-all’Italicum


 La notte del 4 agosto del 1974 una bomba esplose sul treno espresso Italicus. Si contarono 12 morti e 48 feriti.



La notte del 4 agosto del 1974 una bomba esplose sul treno espresso Italicus.nSi contarono 12 morti e 48 feriti. Solo per caso, il recupero di tre minuti sulla tabella di marcia da parte del macchinista,che evitò che la bomba scoppiasse all’interno della galleria ferroviaria, l’attentato non raggiunse il livello di una catastrofe. Gli autori materiali, quelli che misero la bomba sotto un sedile della quinta carrozza, furono i fascisti di Ordine Nero, come dimostrato dalle inchieste e dai processi. Attraverso la strage del treno Italicus ambivano a favorire l’emanazione di Leggi Speciali per sospendere i diritti costituzionali e dare l’avvio ad un Colpo di Stato da farsi ad Agosto di quello stesso anno. Agirono su commissione di vari mandanti: la massoneria legata alla Loggia P2, i servizi segreti deviati, parte delle Forze dell’Ordine , mafia e CIA, tutti co-interessatia ’destabilizzare per stabilizzare’, con una presa violenta del Paese, così come teorizzato nel manuale trovato nella valigetta di Gelli "Field Manual" di provenienza CIA, che finanziò e favorì tale situazione per non permettere l’accesso al governo dei comunisti. Per fermare, anche in Italia, un fronte popolare, giovanile, cosciente, che aveva l’obiettivo di abbattere il potere di un sistema economico infame. Un’operazione che si collegava perfettamente a quanto già avvenuto in Cile ed a quanto sarebbe poi avvenuto in Argentina, con sovvertimenti violenti di governi democraticamente eletti a favore di dittature militari degne del peggior nazismo. C’erano già state le stragi di Piazza Fontana a Milano e quella di Piazza della Loggia a Brescia. Sempre la stessa matrice, mano, manovalanza e progetto destabilizzante.nSono passati 40 anni. Oggi si sa molto di più su quel periodo della cosidetta ’Strategia della Tensione’. Una strategia del terrore che provocò centinaia di morti, seguita dai depistaggi, dalle coperture e dalle complicità messe in campo per coprire gli autori materiali e con essi i veri mandanti. Ci sono state Commissioni parlamentari d’inchiesta importanti, come quella presieduta dall’onorevole Tina Anselmi per far luce sul progetto eversivo legato alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, ed in generale sul quel periodo buio della nostra storia repubblicana.nSappiamo tante cose in più, rispetto a quella drammatica stagione di morte, continuata poi con la strage alla stazione di Bologna, quella di Ustica e le bombe dell’estate del 1993 con relativa discesa in campo di Berlusconi.nIl processo di smantellamento delle Istituzioni democratiche e della Legge Fondamentale dello Stato viene, quindi, da lontano ed è passato attraverso un progetto preciso e pianificato, il Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica Propaganda 2 (P2), che,  fino agli inizi degli anni Novanta, ha trovato sulla sua strada la ferma e dura opposizione dei partiti di massa, del sindacato, i cosiddetti corpi intermedi, della stampa democratica e della Magistratura. La strategia del terrore, le stragi, le bombe, il rumore di sciabole che veniva dalle stanze del potere non hanno trovato sbocco nel nostro Paese, finché il clima non è diventato più favorevole, grazie anche alla nascita di una Unione Europea, non quella sognata da Altiero Spinelli e scritta nel Manifesto di Ventotene, che è retta da Trattati, quello di Maastrich e quello di Lisbona, che sono in sintonia perfetta con il piano di Gelli, di cui è utile rammentare i punti fondamentali.nï Smantellamento dell’efficacia democratica dei corpi intermedi, ovvero i sindacati ed i partiti di massa.Rompere il fronte sindacale unitario protagonista di importanti conquiste per il mondo del  lavoro, per la democrazia e la difesa della Repubblica nata dalla Resistenza. Ridurlo ad un mero ruolo di comprimario sullo scenario della contrattazione e dei cambiamenti del mercato del lavoro in modo da indebolire complessivamente la capacità collettiva dei lavoratori e renderli sempre più ricattabili e subalterni. A dare man forte a questo progetto ci ha pensato ancora una volta la UE con l’imposizione delle politiche di austerity, che di fatto violano diversi punti della Carta Costituzionale.Cambiare i partiti così come erano stati finora conosciuti, per dare vita ad una frammentazione dispersa sui territori dove il singolo ras locale fosse l’interlocutore e il convogliatore di voti utili per il potente di turno senza più una disciplina, senza etica e senza una finalità collettiva. Al punto da non riuscire più a distinguere maggioranze e opposizioni dal momento in cui corrono tutti nella stessa direzione verso una presa del potere fine a se stessa in una continuità destabilizzante del dettame costituzionale.nï Imbavagliare e sottomettere la Magistratura ledendo la sua libertà così come previsto dalla Costituzione in modo da non poter disturbare il manovratore solo al comando. Attacchi violenti si sono succeduti in questi anni alla Magistratura iniziando dalla "Responsabilità civile dei giudici" dopo gli scandali di tangentopoli, contro le intercettazioni, il bavaglio alla stampa e il sistema di accesso e di progressione in carriera dei magistrati completamente ridisegnato dalla riforma del ministro Castelli.nï Controllo del il sistema informativo, la stampa, la televisione e i mass-media nel loro insieme, creando nei fatti un sistema centralizzato di controllo e omologazione del pensiero unico, così come deciso dall’ oligarchia che detiene effettivamente il potere in Europa.nQuesto rapido e breve escursus è stato necessario per capire meglio e fino in fondo lo scontro in atto nel Paese, il processo di cambiamento e tutto il lavorio affannoso che sta mettendo in campo quest’ultimo governo attraverso una tabella di marcia militare per completare l’opera iniziata oltre 40 anni fa: Riforme Costituzionali e nuova Legge Elettorale, chiamata, per ironia della sorte, Italicum. nIn questo mese sarà approvata dalla Camera la prima deliberazione per la Riforma Costituzionale e da essa partirà una tabella di marcia potente e supportata da tutto il corifeo che in questi anni, a colpi di piccone e di bombe, hanno inteso modificare, smontare la Costituzione nata dalla Resistenza. nUn nuovo salto nel buio ci aspettanLa Storia, ricerca di se stessi 

04/02/2016, 20:37



Certe-Periferie


 Più le strade sono strette, più sono umide e fredde: budelli che ti sputano fuori, soprattutto se le mura intorno sono un’alternanza di pietrisco cadente ed intonaco chiazzato, ingrigito da anni di abbandono, mentre il vento come in un vortice vi tra



Più le strade sono strette, più sono umide e fredde: budelli che ti sputano fuori, soprattutto se le mura intorno sono un’alternanza di pietrisco cadente ed intonaco chiazzato, ingrigito da anni di abbandono, mentre il vento come in un vortice vi trascina cartacce, avanzi di spazzatura sempre mal riposta, sempre mal raccolta. 
Luoghi di passaggio, tra una piazza transennata ed una strada a senso unico, mentre qualche auto che passa indifferente ti costringe a farti più sotto a quelle mura che ti sporcano anche se non le sfiori, e non trovi riparo, neanche alla vista. 

Nessuno si ferma a baciarsi qui, nessuno indugia in una telefonata magari colpevole, di quelle che cercano riparo da orecchie pettegole; i gatti certo che sì: ma i gatti, come i predatori, si sa cosa vanno cercando. Finanche la Madonna di quell’edicola votiva non ti conforta, come i fiori appassiti che qualche mano devota di culto e bucato han posato. 

Le periferie di certe città son così: ed io le conosco queste  periferie. 
Ne respiro l’aria. Aria viziata. Vicoli senza luce, come molte vite che mi passano accanto, incroci giornalieri, scontri violenti che ti solcano l’anima, costringendoti alla resa dei pensieri. 
Dov’è il sole?

Io le guardo le facce di questa gente che ha la mia stessa pelle; le osservo, nascosta dietro occhiali da sole  privilegiati, su occhi impietosi e troppo spesso sfuggenti. Riconosco una stanca rassegnazione, e quasi mi interroga, spaventandomi, questo abbrutimento di giacche consunte, barbe incolte, ragazzine ancheggianti, belle più di quanto sanno, e per poco. 

Mi invade e mi fa male il grigiore dello sguardo, il peso del trucco, la miseria di giorni rifugiati in slot machine di bar troppo affollati a nascondere automi e la loro vita ridotta a puntate: la chimera di un  jackpot o di  un terno secco, magari sulla ruota di Venezia. E che bella Venezia!  
È la mia gente, e decade ogni giorno di più  in un vocìo disordinato  di passi e privazioni, feste patronali colorate di poco, turni ai centri commerciali, mostri di lamiere brutti fuori, pacchiani e scintillanti dentro: il paese dei balocchi a cui si è venduto l’ultimo respiro dell’anima; il  part-time che è "sempre meglio di niente" e l’impulso  all’ossequio di chi promette e che ti compra, con poco, con sempre meno. 

Dove si sono addormentate, quando si sono placate  le voci di una provincia viva, quelle da cui nascevano idee, istinti di ribellioni, fermento e fuoco? La gente mangia male, eppure non ha più fame. Non sembra più affamata di sogni e poesia: quella forza randagia che trasformava le  chiazze del muro di quel vicolo senza luce in fumetti fantastici, racconti di rivoluzioni e rivalse dal finale mai scontato. Pagine di vita da scrivere. 

Le periferie, queste periferie che oggi vomitano veleno dalla terra erano passato e futuro, mentre il presente volava sotto i piedi. Erano   stimolo e sperimentazione, ritorni senza partenze, l’oasi dal caos e la terra (la terra!), il cortile; storie di anziani più anziani che altrove, più consumati e più saldi. 

Radici orgogliose.nIo le vedo, oggi, le rughe di chi anziano non è: i solchi abbrutenti, retaggio di piani regolatori che hanno mortificato il passeggio ed il paesaggio. Formicai con identità schedate da una parte, qualche giardinetto sparuto e sopraelevate che sputano smog nei piatti della gente e tra le loro paure, compagne di vita, e mi sembra l’immagine di una cartolina che nessuno invierà. 

Eppure, anche in queste periferie, certi tramonti striati di arancio e di rosso in un giorno qualunque intossicato dal fumo e dai  niente, possono lasciare senza fiato,  e la luna quando si impone maestosa e materna o delicata in uno spicchio accennato,  è la stessa che riflette la sua luce sui mari, muovendo pensieri alla grazia ed alla contemplazione: e allora maledico una, due, tre, mille volte le mani criminali che hanno rubato la bellezza e la salute a questi luoghi, condannandoli all’inferno che c’è. 

Perché la bellezza, come la poesia, nutre, cura, accarezza, salva. Perché solo la bellezza e la poesia possono ancora salvarci. 
Le periferie, certe periferie, queste periferie, sono state massacrate dall’incuria e dal  degrado. E con esse la mia gente.


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